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Le aree archeologiche e gli spazi museali

Roma Case romane al Celio

Le aree archeologiche: gli ambienti ipogei

Interessanti e suggestive aree archeologiche sono costituite dagli ambienti sotterranei che molte volte si trovano collocate sotto le chiese di proprietà del FEC. Gli ambienti ipogei più significativi si trovano nella città di Roma, come le Case romane al Celio , sottostanti la Basilica dei Santi Giovanni e Paolo. Nel 1887 furono realizzati i primi scavi che hanno portato alla luce oltre quattro secoli di storia: un vasto complesso residenziale romano, con 20 ambienti disposti su vari livelli, alcuni affrescati con eleganti figure mitologiche, altri con motivi geometrici e fantasiosi, tuti databili tra il III secolo d.C. e l’età medievale. Interessante è l’Oratorio medievale, inserito nella casa dei Santi Giovanni e Paolo, e la Confessione, minuscola stanza dove spicca l’affresco del Martirio dei Santi Titolari.

Una situazione similare alle Case romane è quella presente sotto la Basilica di Santa Pudenziana e i recenti restauri hanno evidenziato uno dei più interessanti ipogei di Roma: dodici metri sotto all’attuale livello stradale è possibile vedere i resti di una domus del II secolo d.C., costruita su due piani, affiancata da una struttura abitativa più antica, in opus reticolatum databile al I secolo. La domus del senatore Pudente, convertitosi al Cristianesimo, si trovava accanto a un vasto locale termale, facente parte delle Terme di Novato e che fu eletto a Titulus Pudentis da Pio I (140-155).

Ai tempi dell’imperatore Costantino, nella città di Roma sorgevano molte domus ecclesiae, abitazioni private dove i Cristiani si riunivano per pregare. Anche la domus della famiglia degli Equizi, nel Rione Monti, divenne aula di culto già nel IV secolo d.C. e nel 324 sarebbe stata teatro di un’assemblea preliminare al Concilio di Nicea. Tale ambiente ipogeo è sottostante la Basilica dei SS. Silvestro e Martino ai Monti ed è composto da più locali con interessanti reperti archeologici e pareti affrescate, di cui restano poche tracce, con una porzione di un pavimento di epoca romana risalente al III secolo. È visibile anche un altare con un mosaico raffigurante San Silvestro (IV sec.).

Quando si parla di domus si parla anche di titulus, cioè la lastra di marmo che indicava il nome del proprietario che aveva adibito la sua domus a luogo di incontro dei cristiani. Così già nel 499 d.C. viene menzionato il titulus Crysogoni, dal nome del santo martirizzato sotto l’imperatore Diocleziano. E sotto la chiesa di San Crisogono si trova un’ampia aula risalente a epoca tardo imperiale. L’ambiente ipogeo, collocato oggi a circa 6 metri sotto il livello stradale, ha un importante secretarium quadrato, con un pavimento musivo e un fonte battesimale a immersione, tagliato a metà da un muro divisorio in epoca medievale.

Sempre nel IV secolo d.C., al di sotto  dell’attuale chiesa di San Lorenzo in Lucina, si trovava un’altra domus, appartenuta probabilmente alla matrona romana Lucina, nei pressi del luogo del martirio di San Lorenzo. La domus, consacrata da papa Sisto III nel 440, ha un bel pavimento a mosaico, con tessere bianche e nere, risalente al II secolo d.C.; è presente anche un fonte battesimale paleocristiano, con due vasche, di cui una circolare. Secondo altre fonti, più che su una domus, la chiesa sarebbe sorta sui resti del tempio dedicato a Giunone Lucina, la divinità protettrice dei parti, cioè “colei che porta alla luce i bambini”.

Un altro ambiente ipogeo, di più modeste dimensioni, è sottostante la chiesa di San Salvatore in Onda, la cui denominazione deriva dalle frequenti inondazioni del vicino fiume Tevere. Sotto il presbiterio sono visibili i resti di una antica cripta, impostati su una muratura romana risalente al II secolo.

 

Gli spazi museali

Nella città di Napoli sono presenti tre importanti Musei: il Museo dell’Opera di Santa Chiara, il DOMA- Museo dell’Opera di San Domenico Maggiore, il complesso monumentale Donnaregina e il Monastero di San Gregorio Armeno.

Il Museo dell’Opera di Santa Chiara, all’interno dell’omonimo complesso monumentale, di cui fa parte anche il celeberrimo chiostro maiolicato, è costituito da quattro sale principali: quella della Storia, con reperti che descrivono la storia, appunto, del complesso conventuale, dalle sue origini al suo assetto attuale; la Sala Archeologica”, con antiche testimonianze del I secolo d.C. e con l’accesso al più antico complesso termale esistente nella città di Napoli; la Sala dei Marmi, ricca di sculture di diverse epoche, dal Trecento alla seconda metà del Settecento; la Sala dei Reliquiari, contenente il cosiddetto Tesoro delle Monache, con i numerosi reliquiari di notevole pregio e fattura, molti dei quali in oro e pietre preziose.

Il DOMA-Museo dell’Opera di San Domenico Maggiore: nella sagrestia, la cui volta è affrescata dal Solimena (1709), si apre la Sala degli Arredi Sacri, nei cui armadi vengono conservati paramenti e oggetti sacri nonché preziosi abiti appartenuti ai sovrani aragonesi; sul ballatoio della stessa sagrestia sono ordinate 45 arche sepolcrali rivestite di stoffe preziose e contenenti le spoglie sia dei re aragonesi, sia di nobili napoletani, defunti tra il XV e l’inizio del XIX secolo.

Il Museo Diocesano di Napoli è situato all’interno della chiesa di Santa Maria Donnaregina Nuova: conserva opere di pittori della scuola napoletana, quali Luca Giordano, Francesco Solimena e Andrea Vaccaro; nelle sale del primo piano sono presenti due opere seicentesche, in bronzo, dello scultore Gian Domenico Vinaccia, nonché statue lignee e preziosi reliquiari.

Il Monastero di San Gregorio Armeno, grazie alla ricca dote delle nobili suore napoletane che lo abitarono, divenne un importante centro di arte e di cultura. Si possono visitare ( clicca qui per la guida in pdf) il chiostro con la fontana settecentesca, il Salotto della Badessa con gli affreschi barocchi, la Grotta della Madonna ed il Refettorio delle Monache costruito nella seconda metà del ‘600.

Nella città di Palermo, le aree museali sono due: la Cappella Palatina con il suo Tesoro e il Museo della Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Annesso alla Cappella Palatina, con i suoi mosaici di artisti locali e bizantini, si trova, all’interno della cripta, il Tesoro, costituito da un Tabulario di pergamene che vanno dall’XI alla metà del XIX secolo, preziosi paramenti sacri in seta e oro, oggetti liturgici, vasi d’argento, ostensori e reliquiari di fine fattura. All’interno della chiesa barocca di Santa Caterina d’Alessandria, ricca di marmi policromi, stucchi e affreschi, attraverso una porticina si accede al Monastero trecentesco che ospita un museo molto particolare, che fa rivivere la vita delle suore di clausura, molte delle quali appartenenti alla nobiltà palermitana; si possono ammirare le celle ordinate, la sala della priora, il giardino, il chiostro maiolicato e la fontana con la statua di San Domenico. Ospita anche un laboratorio di dolci fatti con le antiche ricette delle suore.

A Roma si segnala il Museo presso la chiesa del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina. Esso si colloca al di sopra delle cappelle di destra della chiesa, in quelli che un tempo erano i matronei, e costituisce la cosiddetta Sagrestia nuova, con lunette ottocentesche raffiguranti le storie della Vergine. È presente un altare in diaspro di Sicilia sul quale è posto il gruppo scultoreo della Vergine Immacolata e due Angeli. Sono esposti molti oggetti di arte sacra: le statue degli Apostoli, eseguite dall’Algardi (1598-1654), e le statue dei Santi, realizzate da Ciro Ferri (1634-1689). Paramenti sacri preziosi sono conservati in apposite teche: una pianeta appartenuta a San Francesco Borgia e nelle vetrine calici e ostensori di pregevole fattura. Una piccola quadreria completa il percorso museale.

Napoli chiostro Santa Chiara